Gli inibitori dell’ interleukina-17 (IL-17) , al momento, sono rappresentati da 3 farmaci: 2 anticorpi monoclonali (secukinumab e ixekizumab) ed un anticorpo recettoriale(brodalumab).

E’ ben noto che l’IL-17 gioca un ruolo importante nel mantenimento e regolazione della permeabilità intestinale , impedendo a patogeni microbici ed anche a prodotti di degradazione alimentare di migrare dall’intestino al circolo ematico, producendo una reattività immunologica che può determinare infiammazione articolare.

Gli autori dell’articolo hanno effettuato una ricerca bibliografia per evidenziare i lavori  di metanalisi che riportavano gli effetti gastrointestinali legati all’uso dei farmaci anti IL-17.

La patogenesi delle malattie infiammatorie intestinali(IBD) è correlata ad un’eccessiva ed incontrollata risposta immunitaria contro il normale microbiota, attraverso l’attivazione delle Th cells-CD4+. Una massiva infiltrazione di cellule Th-17 si ritrova nell’intestino di pazienti con IBD con un notevole incremento di concentrazioni di IL-17A e IL-17F. Le cellule Th 17 sono comunque preminenti nella mucosa intestinale e contribuiscono insieme alle cellule T a mantenere l’omeostasi intestinale ed alla protezione contro i microrganismi.

Vari studi dimostrano che l’uso di Secukinumab in pazienti con Malattia di Crohn , determina un peggioramento della malattia ed una maggiore incidenza di eventi avversi. Inoltre si sono verificati anche nuovi casi di IBD in pazienti trattati con secukinumab ed ixekizumab, mentre nessun nuovo caso si è verificato nei pazienti trattati con brodalumab. Questo dato comunque non è confermato da una metanalisi  di 66 studi in cui non si evidenziava alcuna differenza significativa di insorgenza di IBD tra pazienti trattati con tutti gli anti IL-17 ed i gruppi placebo.

Nella pratica clinica sono stati comunque riportati 19  casi di nuove diagnosi di IBD in pazienti trattati con sekukinumab e 2  con  ixekizumab . Nessun paziente aveva una storia di IBD, ma in tre c’era una familiarità .

Gli autori concludono che prima di iniziare una terapia con anti IL-17 occorre indagare bene  se il paziente non abbia sintomi intestinali o una familiarità per IBD e nei casi dubbi dovrebbe essere misurata la calprotectina fecale . In tutti i pazienti con IBD attiva o quiescente l’uso di anti IL-17 è controindicato ed occorre scegliere farmaci alternativi.

 

Fauny M et al.  Ann Rheum Dis 2020;79:1132-1138